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IL SERVIZIO MENSA DELLA CARITATS DIOCESANA DI PALERMO

La Mensa è una delle opere-segno della Caritas diocesana di Palermo a servizio dei fratelli più fragili. Attraverso questo servizio vengono offerti pasti caldi alle persone più povere della città, fra senzatetto, migranti e familgie in difficoltà economica.

Ogni giorno, a partire dalle ore 12, vengono infatti garantiti 65 pasti completi con relativi posti a sedere all’interno della sala pranzo del centro. A questi si aggiungono 70 pasti da asporto che vengono distribuiti a persone in difficoltà, molti con famiglia.

In cucina ci sono tre cuochi fissi che vengono coadiuvati da diversi volontari, in media sei al giorno,  provenienti da gruppi scout, parrocchie e altre realtà cittadine.

Ogni utente possiede una scheda ottenuta dopo un colloquio privato con alcuni degli operatori Caritas che, alla fine di un lungo lavoro di monitoraggio, hanno stilato una lista di persone che, insieme alla garanzia di un pranzo caldo, attraverso una equipe sociale, sono anche  sostenute e accompagnate in vario modo.
Gli operatori, infatti,  conoscono i volti, i nomi e soprattutto le storie di quelle persone che spesso cercano qualcuno con cui parlare. Sono storie di degrado sociale, di emarginazione e disagio a più livelli di chi vive solo o in famiglia.

LA MENSA CARITAS DIOCESANA DI PALERMO SI TROVA IN VICOLO SAN CARLO, N°62 ED È APERTA TUTTI I GIORNI DELL'ANNO

SI PU0' ACEDERE AL SERVIZIO DOPO UN COLLOQUIO CON GLI OPERATORI DEL CENTRO DI ASCOLTO  E CON SUCCESSIVO TESSERAMENTO.


 

8 DICEMBRE 2004: IL GIORNO DELL'INAUGURAZIONE


Apre i battenti la mensa Diocesana. E' stata inaugurata mercoledì 8 dicembre 2004 alle ore 13 nella Chiesa di San Carlo in vicolo San Carlo, 58 a Palermo, dal cardinale Salvatore De Giorgi e dal direttore della Caritas mons. Benedetto Genualdi. "L’iniziativa nasce per accogliere quanti non hanno da mangiare – spiega il Cardinale – in un clima di famiglia che non umilia nessuno, e nessuno fa sentire estraneo, anche se immigrato, perché nella Chiesa "nessuno è ospite o straniero" ma, come scrive San Paolo, siano tutti "concittadini dei santi e familiari di Dio" (Ef 2, 19)". Secondo gli intenti dell’Arcivescovo la mensa diocesana, deve coinvolgere tutti in una gara di volontariato e di solidarietà attraverso la Caritas Diocesana, e spronati ad una maggiore sobrietà nei consumi, soprattutto se superflui e dannosi alla salute, per venire incontro ai fratelli. "Non è lecita una celebrazione Eucaristica nella quale non risplenda la carità testimoniata nella concreta condivisione con i più poveri", ci ha ricordato il Papa nelle Lettera Mane nobiscum Domine. "È questo il criterio in base al quale sarà comprovata l’autenticità delle nostre celebrazioni" (n. 28).
Nella stessa occasione verrà inaugurato il Gruppo Appartamento per adolescenti del circuito penale "La Vela Grande". Il Gruppo Appartamento si inserisce all'interno della progettualità APQ (Accordo di Programma Quadro) finanziata dall'Assessorato della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie Locali della Regione Siciliana.

“Ciascuno dia quanto ha deciso nel suo cuore non con tristezza né per forza perché Dio ama chi dona con gioia”. (2 Cor 9,7). Come sempre la Santa Parola illumina il nostro cammino di uomini e donne alla ricerca dell’invisibile Dio fattosi visibile nel suo Figlio, che di Lui è immagine così come a noi è simile in tutto finanche nella sofferenza tranne che nel peccato (cfr Eb 4,15 Col 1,15 ) e sono proprio queste le parole dell’apostolo che ci hanno accompagnato e illuminato in questi ormai più di due mesi di attività della nostra mensa diocesana. Ciascuno di noi, infatti, volontari, obiettori, ragazze del servizio civile ogni giorno ha offerto con gioia e larghezza il proprio servizio. Ma cosa è esattamente la mensa diocesana? Diciamo innanzitutto che essa sorge come segno del congresso eucaristico diocesano celebrato a Palermo dal 14 al 21 novembre insieme all’altra mensa, quella eucaristica della cattedrale di Palermo. Queste due mense hanno voluto rappresentare, per espresso desiderio del nostro Vescovo, come i due poli entro i quali opera, agisce e vive la Chiesa, quella chiesa che si costituisce attorno all’eucaristia e all’interno della quale l’eucaristia è celebrata. Due mense dunque come due poli proprio per dare un segno tangibile di ciò che la Chiesa è: assemblea di chiamati attorno a Cristo (il cui simbolo nello spazio liturgico è proprio la mensa) e comunità animata dall’amore trinitario che si prende cura di Cristo stesso nella persona dei suoi fratelli sofferenti.
Uno degli aspetti più belli e suggestivi di questa iniziativa è il fatto che i tavoli sono apparecchiati dentro la Chiesa di San Carlo Borromeo (prezioso scrigno, peraltro, di arte barocca), segno questo che la Chiesa, come comunità di credenti, non si esaurisce nelle assemblee liturgico-rituali ma si apre alle necessità delle membra sofferenti di quel corpo di cui Cristo è il capo (cfr Col 1,15-20).
Poteva sembrare banale o magari uno spreco istituire una mensa dove ogni giorno si dà da mangiare e per di più dentro un’antica chiesa ma lo spirito della “nostra mensa”, fin dal suo sorgere, è stato quello di fare promozione umana: “la mensa diocesana è una mensa con i poveri non solo dei poveri” come spesso ci ha ripetuto il cardinale De Giorgi nelle sue frequenti visite nelle quali volentieri si è intrattenuto a pranzare con noi. E in effetti tutti noi siamo sempre stati lieti non solo di porgere un piatto di minestra calda con un pezzo di pane ai nostri poveri ma anche di sederci accanto a loro e mangiare insieme a loro. Anche il fatto di aprire almeno mezz’ora prima dell’orario previsto per il pranzo ci da l’occasione di conoscere i volti, i nomi e soprattutto le storie di quelle persone che spesso cercano qualcuno con cui parlare, qualcuno cui confidare che “è impossibile - ad esempio - tirare avanti con 400 euro al mese di pensione dovendo pagare 300 euro di affitto” o di quanto sia difficile continuare a vivere quando tua moglie ti ha abbandonato. E di storie così, e anche più complicate, nella nostra opulenta Palermo ce ne sono tante, storie di degrado sociale, morale, di emarginazione e disagio anche se spesso non ce ne accorgiamo.
Povertà economica dunque ma anche povertà morali e spirituali. E proprio, secondo quanto ci esorta a fare il direttore della Caritas mons. Benedetto Genualdi, cercando di arginare queste ultime abbiamo voluto che ci fossero rapporti di dialogo, di scambio e di confidenza tra noi tutti e i più poveri e sembra proprio questo ciò di cui oggi si ha più bisogno nella nostra chiassosa società dove sempre più occorre avere occhi per vedere le necessità dei fratelli, e dove sempre più è necessaria la luce che viene dalla Parola di Dio per confortare gli affaticati e gli oppressi perché ci impegniamo lealmente al servizio dei poveri e dei sofferenti. (cf preghiera Eucaristica Vc).
È doveroso un ringraziamento a chi ha creduto veramente in questa iniziativa fin dal principio, a quanti con i loro impegno quotidiano hanno fatto sì che l’amore non restasse solo un principio astratto, ma che si facesse “pane spezzato” ogni giorno per chì aveva bisogno. Un sentito grazie va a quanti hanno donato il “pane da spezzare”: alle parrocchie, alle istituzioni ed alle scuole, ai parroci ai gruppi ecclesiali e non che in questi mesi hanno voluto aiutarci con delle donazioni dimostrando così affetto attenzione e stima. Ma un particolare ringraziamento va anche a coloro che quotidianamente si sono impegnati facendosi “pane spezzato” per i fratelli, a quanti cioè hanno lavorato con assiduità e costanza alla mensa: Salvo, Marco, Giuseppe (obiettori), Valentina (del servizio civile), Donato, Aldo, Lina (volontari) e Antonio che insieme ad alcuni seminaristi, Riccardo e Sergio, e volontari presta il suo servizio il sabato e la domenica. Ed è proprio grazie a questa assidua serietà di servizio ai poveri, lontana da ogni effimera “moda” del volontariato e da ogni retorico compromesso tra il consumismo capitalista e l’assistenzialismo della società moderna che tra di noi si è venuto a creare in poco tempo un clima di collaborazione e affiatamento tale da rendere ogni giorno il nostro lavoro non una routine ma un momento colorato sempre da nuove sfaccettature che solo l’incontro con l’altro può farti gustare.
All’interno della mensa, infatti, ormai si venuto a creare come un microcosmo, un piccolo mondo cioè che sembra però idealmente aperto a tutta l’umanità (cerchiamo infatti di accogliere tutti indistintamente). In questo piccolo mondo cerchiamo di realizzare in modo ogni giorno diverso i nostri ideali di fraternità cristiana, cerchiamo cioè di dare un volto all’Amore trinitario di Dio che ama donandosi e si dona amando, amando sia l’Altro in sé (cioè Dio stesso che in sé è Padre, Figlio e Spirito Santo) e l’altro da sé cioè l’uomo. Sembra questo un ideale troppo grande da realizzare ma, senza presunzione, crediamo di poterci riuscire nel nostro piccolo perché è Dio stesso che predilige i piccoli, i poveri e gli ultimi.
E anche i nostri poveri sembrano avvertire un qualcosa di diverso. Infatti, a quanto dicono loro stessi non solo si mangia bene, ma è bello sapere che ci sono persone pronte ad accoglierti e a donarti un sorriso.
Da un punto di vista più strettamente logistico-organizzativo oggi della mensa, dopo qualche defaiance iniziale, usufruiscono circa 50 persone al giorno (qualcuno in più la domenica) che si alternano alcuni nei giorni pari altri nei giorni dispari. Ognuno di loro possiede una scheda ottenuta dopo un colloquio privato con alcuni degli operatori Caritas che alla fine di un lungo lavoro di monitoraggio hanno stilato una lista di persone che insieme all’assistenza di un pranzo caldo, attraverso una equipe sociale, sono anche accompagnati in un percorso di vita. Ogni giorno dunque si apre alle 12 circa e si pranza dopo le 12.30, orario cioè in cui arriva il signor Angelo che con il suo cordiale ma potente “buon giorno!” Cattura l’attenzione di tutti quanti che aspettano impazienti di mettere qualcosa sotto i denti. (Il signor Angelo è il cuoco che dal ristorante di fronte San Carlo ogni giorno cucina e aiuta anche a distribuire i pasti). Una volta giunto dunque il signor Angelo con la sua grande pentola ci si alza: è il momento della preghiera iniziale che tutti facciamo anche se le nostre religioni spesso sono differenti. Subito dopo si cominciano a distribuire i piatti in ordine. Così avviene con il secondo, il pane e la frutta. Alla fine, prima di andare via, tutti ci salutano e molti ci ringraziano gioiosamente. A questo punto sparecchiamo e ripuliamo tutto. Questa, in sintesi, è l’attività di una giornata e anche se talvolta ci si stanca un poco è sempre bello tornare a casa o alle altre attività quotidiane essendo stati arricchiti dal contatto sempre fecondo con il nostro prossimo che a sua volta si sente arricchito dal dono gioioso che facciamo di noi stessi.
Questo è quanto ci sforziamo di fare sempre nell’ottica del servo che, alla fine del suo lavoro, dopo aver fatto quanto gli era stato ordinato dice sono un servo inutile (cf. Lc 17,10) ma che si sente amato da Dio proprio perché Egli “ama chidona con gioia”.

 


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