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Punto Incontro Giovani Stampa E-mail
Punto Incontro Giovani "Padre Messina"
Punto incontro giovani (Pig) della Caritas di Palermo, una parte della struttura dell’ampio orfanotrofio di Padre Messina, concessa in comodato d’uso dalle suore Missionarie della Carità. Ad attivarsi per i migranti un piccolo gruppo di quattro operatori che ogni giorno cerca di accompagnarli nel loro lungo percorso d’integrazione nel pieno rispetto delle culture differenti

Il Punto incontro giovani è uno dei due centri di accoglienza straordinaria della Caritas di Palermo. L'edificio, un tempo sede dell'ex orfanotrofio di Padre Messina, è stato concesso in comodato d'uso dalle Suore Missionarie della Carità, da febbraio 2014 è diventato il centro in cui vengono accolti i migranti uomini che, sbarcati a Palermo, vengono ospitati temporaneamente dalla Caritas, in attesa di essere poi trasferiti nei vari Sprar.

Quattro gli operatori che gestiscono il centro, aiutati anche da alcuni volontari e coadiuvati dalla responsabile dei centri di accoglienza per i migranti, la psicologa Nadia Sabatino, e dal direttore della Caritas p. Sergio Mattaliano.

All'interno del Pig,  ai migranti sono assicurati un posto letto, pasti, beni di prima necessità (vestiario, prodotti per l'igiene, eccetera) e servizio doccia.


“Da gennaio siamo impegnati a seguire i migranti che arrivano - racconta Salvatore Rizzuto, uno degli operatori - . Abbiamo iniziato con i pachistani e poi subito dopo, a giugno, con gli africani. Sono due gruppi molto diversi che gradualmente, anche attraverso il nostro sostegno, siamo riusciti a fare andare d’accordo. Per favorire maggiormente le loro abitudini, anche in cucina, abbiamo assunto da qualche mese un nigeriano ed un pachistano. Anche se hanno abitudini completamente diverse stiamo sperimentando comunque la possibilità di farli convivere pacificamente nel rispetto reciproco delle loro culture”.


“Il rispetto delle regole è la chiave per riuscire ad andare d’accordo tra di loro -   continua Salvatore Mamone –. Prevalentemente i gruppi adesso riescono ad auto-gestirsi ma sempre attraverso la nostra supervisione. Cerchiamo sempre di mantenere la calma dando loro quella serenità necessaria a potere proseguire la loro permanenza in questo luogo. Li facciamo giocare a calcio nell’area verde  vicino al centro e aspettiamo di riuscire a montare anche un canestro per il basket. La mattina molti di loro sono impegnati a seguire i corsi di italiano che si svolgono presso il centro di Santa Chiara”.
“Cerchiamo di assecondare tutti i loro bisogni e, in alcuni casi, ci siamo anche autotassati per offrire loro un gelato o fare una ricarica in più per il cellulare. Con loro siamo stati anche in gita a fare delle grigliate all’aperto – dice pure Marco Mercurio – e contiamo  anche di portarli a mare. In città, gli abbiamo fatto visitare anche i monumenti e adesso la mattina si muovono benissimo da soli. L’unico impegno forte continua ad essere l’accompagnamento relativo ai bisogni sanitari che ancora non riescono a gestire in forma autonoma”.
“Le difficoltà sono state soltanto nella fase iniziale tra i due gruppi proprio per le culture diverse -  ribadisce Nadia Sabatino, la responsabile dei centri di accoglienza per i migranti -. Fortunatamente però si è poi riusciti a trovare un certo equilibrio tra di loro fatto, soprattutto di rispetto reciproco. Naturalmente, in un ottica più ampia di integrazione desideriamo che i due gruppi non si isolino, per questo cerchiamo di favorire occasioni ed iniziative finalizzate proprio alla loro interazione reciproca. Sappiamo che non è facilissimo ma è possibile anche a partire da un pallone”.


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